Ritrovarsi. Pensieri dall’inaugurazione di Epica Festival

L’inaugurazione di Epica Festival a Villa Salina Malpighi ci accompagna in un pensiero sul noi, su un nuovo modo di stare insieme e di creare relazione. La giornata, dopo tanti mesi di repressione, si è rivelata un’occasione per ritrovarsi. Il ritorno allo stare insieme, ancora timoroso e timido, è avvenuto grazie al teatro e con il teatro: un tramite che nel silenzio della pandemia è pur sempre stato presente e che finalmente permette un ritorno alla condivisione dal vivo delle relazioni che si creano intorno all’evento culturale.

La giornata è stata colmata dalla fotografia e dalla poesia. Abbiamo avuto la possibilità di attivare uno sguardo sensibile durante la mostra fotografica Fireflies di Paolo Cortesi e poi un altro sguardo più intimo e interiore con la poesia di Mariangela Gualtieri. Il senso e la bellezza di questi incontri risiede anche nel prendere il tempo di stare in ascolto, di accettare l’invito a un contatto con sé e con gli altri, di riposare nell’azione e far fluire il nostro andare «poggiando il nostro piede e avendo cura di ogni meccanismo di volo».

Il rito sonoro di Gualtieri Voce che apre, che ha incorniciato la conclusione della serata, è stata in realtà un’apertura, uno schiudersi del noi, e ha invitato a mettere a riposo questo nostro aver bisogno e a ritrovarci, a riconoscerci nel momento presente senza avere necessità altra. «Adesso è forse il tempo della cura. Dell’aver cura di noi, di dire noi. Un molto largo pronome in cui tenere insieme i vivi, tutti».

Ciò che rimane, che resta nella nostra memoria non è la parola in quanto tale, bensì ciò che questa ha suscitato in ognuno di noi: la poesia si rivela un principio generatore di idee senza pretese di essere capita. Si riscopre in questo il dono della giornata: l’aver potuto insieme risvegliare quello che desideravamo far rinascere, l’aver avuto la possibilità di aprirsi all’altro e di aver alleggerito l’impegno estenuante di questo tempo facendoci accogliere dal sostegno della comunità. Citando un pensiero del cantautore Lindo Ferretti, «densamente spopolata è la felicità e noi con il teatro cerchiamo di ripopolarla».

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