“Marta e Harvey”: Oscar De Summa e le vite femminili

Marta e Harvey è un studio di Oscar De Summa (interpretato da Marina Occhionero) che indaga la storia di un’amicizia. “Sii gentile con te stesso” è il pensiero che sottende il racconto e che attraversa i conflitti e le epifanie che corolleranno le vite di due donne vicine e allo stesso tempo così diverse.

Come nasce l’esigenza di raccontare due vite femminili? E come avviene questa ricerca attraverso lo sguardo di un uomo?

«Da un po’ di anni racconto storie al femminile, come in Arianna e la vita e La sorella di Gesù Cristo. Ho scritto Marta e Harvey durante il lockdown, partendo da due principali considerazioni: la prima è che credo che l’universo femminile sia poco indagato quantitativamente e che sento il desiderio di colmare questo vuoto nella narrazione al femminile; la seconda considerazione ha a che vedere con una motivazione più personale che riguarda il mio essere affascinato dal mondo femminile. Ho sempre vissuto insieme a tante donne, le ho conosciute, ascoltate, osservate. Mia madre era un’estetista e quando ero un bambino ricordo di essere stato sempre circondato da tante donne che frequentavano il suo negozio e di aver ascoltato tante delle loro storie. Sento di essere stato un osservatore privilegiato, un ascoltatore nascosto».

La fanciullezza e la vecchiaia sono fasi della vita spesso indipendenti dall’età e mi chiedevo se in fondo Marta e Harvey non fossero l’una l’alter ego dell’altra, se non metafore della nostra vita.

«Certo. Raccontando questa storia carico le due figure femminili, differenti per età, di queste due fasi della vita. Noi siamo abituati ad adottare un’idea del tempo dall’esterno, che quindi non è reale. Nel film-documentario di Silvano Agosti D’amore si vive, il piccolo Frank racconta il suo personale modo di percepire il mondo e, nonostante la sua giovane età, questo ragazzo sembra avere fatto una grande esperienza di vita, tanto da poter insegnare a noi adulti qualcosa in più. Allo stesso modo, il mio desiderio è raccontare la dicotomia tra la fanciulezza e il diventare adulti all’interno di ognuno di noi. Da questi presupposti nasce un’ulteriore riflessione: fino a che punto due persone possono fare un patto di lealtà? Fino a quando tale patto riesce a mantenersi saldo nel momento in cui una delle due persone attraversa un cambiamento? Noi non siamo fatti di punti fermi e questo, oltre che nelle relazioni, vale anche per noi stessi. Infatti il conflitto tra Marta e Harvey accade innanzitutto dentro di loro: avviene un punto di rottura nella loro vita per il quale a un certo punto non riescono più a essere leali con se stesse. Insomma, queste due donne raccontano il momento del “tradimento”».

Essere gentili non è solo un impegno verso noi stessi ma anche sociale e “politico”, infatti le due donne cambiano il corso delle cose anche al di fuori delle loro vite private. Come avviene il loro riconoscerlo e il riconoscersi in questo cambiamento?

«Avere percezione del riflesso, dell’effetto che la nostra azione produce è molto difficile, perché questa esplicazione inevitabilmente personale rischia di corrompere la portata dell’evento. Non so quanto Marta e Harvey siano consapevoli del loro potere e degli effetti delle loro azioni. Sicuramente il saper riconoscere ha a che vedere con l’accettazione e quindi con l’essere gentili con se stessi. Inoltre questa azione è sicuramente politica rispetto al prendersi il tempo del “mi piace” e non del “devo”. Se decido di prendermi il tempo di un “mi piace”, questo porterà sempre qualcosa di positivo e costruttivo. A me piace fare teatro, ma lo patisco quando devo farlo: questa cosa è già di per sé politica. La possibilità di prendersi il tempo di ascoltarsi è politica. Quando ho scritto Stasera sono in vena ero partito da un meccanismo di potere terribile. Quando ho smesso di fare uso di droghe sono rientrato nella società a patto che rinnegassi tutto quello che avevo fatto, ma avendo ripercorso un lavoro su di me di riscoperta, so che il motivo per cui ho iniziato a fare uso di stupefacenti era l’espressione di un disagio, l’espressione di un essere umano che desiderava una via d’uscita e che, non avendola trovata altrove, ha iniziato a esprimersi con la droga. Scardinare questo meccanismo di potere, catalizzato inoltre dal senso di colpa pregnante nella società italiana, è senza dubbio un esempio di pratica della gentilezza verso se stessi. Marta e Harvey mettono sicuramente in discussione questo sistema: appartengono a due categorie ben definite, ma la loro amicizia inaspettata le mette subito su un altro piano. In questo caso la loro amicizia permette di trasformare le loro vite attivando un percorso di consapevolezza. Loro lo sanno ma non lo sanno e il senso ultimo è che questo sapere non sia la cosa importante. Essenziale è invece attraversare, fare esperienza. Quando c’è un patto di lealtà, comunque vadano le cose, io posso imparare, posso aiutare».

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